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Forino


 

Cassa di Risparmio di Forino

Il 16 maggio 1878 il Consiglio comunale di Forino, su proposta del sindaco Alfonso Parise, deliberò di istituire una Cassa di Risparmio cittadina “per agevolare l’agricoltura ed i mestieri, rialzare la classe operaia, migliorare le condizioni finanziarie, morali ed intellettuali degli abitanti”.
Approvato lo statuto dal Consiglio comunale il 29 gennaio 1881, la Cassa venne ufficialmente istituita con regio decreto 23 marzo 1882, con un fondo di dotazione iniziale di 10.000 lire interamente sottoscritto dal Comune.
Lo statuto originario consentiva le operazioni cambiarie, i prestiti su oggetti di metallo e su preziosi, le anticipazioni su deposito di titoli pubblici, i mutui ipotecari; quello successivo del 1891 consentì anche l’acquisto di titoli emessi o garantiti dallo Stato e di cartelle fondiarie, gli sconti di crediti di imprenditori verso enti morali, i mutui chirografari verso gli stessi enti; con le modifiche statutarie del 1903 venne affidato alla Cassa anche l’esercizio del credito agrario come intermediaria della Cassa di Risparmio del Banco di Napoli.
Nel luglio 1927 il Ministro dell’Economia nazionale, Giuseppe Belluzzo, comunicò al direttore generale della Banca d’Italia Bonaldo Stringher l’intenzione voler fondere le Casse di Risparmio minori dell’Italia meridionale con la Cassa di Risparmio del Banco di Napoli.
Stringher immediatamente interpellò i direttori delle filiali della Banca d’Italia competenti per territorio affinché esprimessero il loro parere. La prima risposta a giungere fu quella della filiale di Avellino, provincia con un sistema bancario costituito da “minuscoli organismi”, dove non si era “ancora formata un’atmosfera atta al sorgere ed allo sviluppo di aziende bancarie indigene”.
Unica eccezione al sistema avellinese era la Cassa di Risparmio di Forino, “la più sana e la meglio amministrata delle piccole aziende di credito e di risparmio locali”, con un patrimonio di 240.000 lire ed una massa di depositi pari a 1.200.000 lire, investiti principalmente in titoli dello Stato e in cambiali di piccolo taglio a favore degli agricoltori locali.
L’Istituto però, avendo a disposizione depositi fiduciari per un ammontare inferiore a 5 milioni di lire come previsto dalla legge del 1927 sul riordinamento della Casse di Risparmio, venne ugualmente assorbito dalla Cassa di Risparmio del Banco di Napoli nel 1929. Parere favorevole all’assorbimento fu espresso sia dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto che dal direttore della filiale della Banca d’Italia, “per impedirne l’eventuale sfacelo o l’assorbimento da parte di Istituti forestieri, nell’un caso come nell’altro, con nocumento dell’economia locale”.

Fonti:
- Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio, Le Casse ordinarie di Risparmio in Italia dal 1822 al 1904. Notizie storiche presentate all'Esposizione di Milano del 1906, Roma, Tipografia Nazionale di Giovanni Bertero e C., 1906, pp. 559-560;
- Luigi De Rosa, Storia del Banco di Napoli, volume IV, Il Banco di Napoli tra fascismo e guerra (1926-1943), Napoli, Banco di Napoli, 2005, pp. 91-99.

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