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San Daniele del Friuli


 

Monte di Pietà di San Daniele del Friuli


Un primo progetto di costituzione di un Monte di Pietà a San Daniele del Friuli risale al 1557, ma l'impresa stentò a decollare a causa del difficile momento attraversato dall'economia friulana e per l'opposizione di alcuni membri della comunità, per lo più appartenenti alla categoria dei gestori di cambiavalute e di banchi di pegno.
Col passare del tempo le istanze della popolazione locale si fecero sempre più pressanti, dal momento che l'usura praticata dai banchi ebraici, con tassi di interesse altissimi, era motivo di inquietudine da parte della comunità. Il 5 aprile 1714 fu quindi presentata dal Consiglio d'Arengo della cittadina la proposta di istituzione del Monte di Pietà, che venne approvata con decreto del patriarca di Aquileia Dionisio Delfino il 6 giugno successivo.
Dei Monti di Pietà friulani quello di San Daniele fu così l'ultimo ad essere costituito, dopo quelli di Cividale nel 1494, di Udine nel 1496, di Sacile nel 1566, di Pordenone nel 1601 e di Palmanova nel 1666.
Il Monte iniziò la propria attività con un fondo di dotazione di 4.000 ducati. Al Consiglio d'Arengo venne concessa la facoltà di eleggere nove conservatori dell'Istituto fra i suoi consiglieri, mentre al patriarca spettò la nomina del cassiere e del massaro (in seguito i massari divennero tre, addetti rispettivamente ai prestiti, alla restituzione dei pegni e alle rimanenze).
Iniziata l'attività presso una casa di proprietà di Gian Giacomo Bertoli, nel 1777 il Monte si dotò di sede propria costruendo un palazzo su di un fondo acquistato 47 anni prima da Carlo Caporiacco. Sin da subito il Monte riscosse un particolare successo, dal momento che ad esso si rivolgeva gran parte delle comunità del medio Friuli e della Carnia: tra il 1733 e il 1751, ad esempio, per far fronte alle richieste della popolazione l'Istituto concesse prestiti per oltre 800.000 ducati, poi tutti affrancati.
Con l'amministrazione napoleonica l'Istituto fu posto alle dipendenze della Congregazione di carità fino al 1819, quando l'imperatore d'Austria Francesco I restituì al Monte l'autonomia. Come altri Monti della provincia, nel corso dell'800 anche quello di San Daniele risultava articolato in tre strutture differenti, il Monte bianco, il Monte giallo ed il Monte celeste, a cui competevano mansioni diverse in merito a impegni e disimpegni.
Tra la fine del XIX secolo ed i primi decenni del '900, si verificò un'evoluzione ed una diversificazione dell'attività del Monte, consistente in un'intensificazione delle operazioni di credito e di deposito a risparmio rispetto a quelle di pegno, che gli consentirono di ottenere la classificazione di prima categoria nel 1925.
A seguito della legge 29 dicembre 1927 n. 2587, che fissava le norme per agevolare il processo di fusione dei Monti di prima categoria e delle Casse di Risparmio minori in quelle con sede nei capoluoghi di provincia, l'Istituto fu assorbito dalla Cassa di Risparmio di Udine (poi Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone).

Fonti:
- Emilio Patriarca, Il Monte di Pietà di S. Daniele del Friuli nel quadrante della Storia Patria, Verona, Scuola d'Arte Tipografica Don Bosco, 1956;
- Laura Pani, Guida dell'archivio del Monte di Pietà di San Daniele (1714-1927), in Liliana Cargnelutti, Istituti di pegno e comunità. Guida dell'archivio del Monte di Pietà di Udine (1496-1942), Udine, Arti Grafiche Friulane, 1994, pp. 147-177.

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