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Padova


 

Monte di Pietà di Padova


Fallito un primo tentativo nel 1469, il Monte di Pietà di Padova venne costituito nel 1491 grazie all'iniziativa del vescovo Pietro Barozzi, che chiamò in città Bernardino da Feltre affinché predicasse sull'importanza di tali istituzioni per combattere l'usura praticata dagli ebrei.
Alla gestione del Monte furono chiamati dodici conservatori: otto nobili, due mercanti scelti dal Consiglio comunale, uno dal Collegio notarile, ed uno proposto dalla Fraglia di carità. L'Istituto iniziò la propria attività il 1° agosto 1491, presso una casa di proprietà di Antonio Capodivacca, dove in passato aveva operato un banco d'usura. Nel maggio 1492, su esortazione di Bernardino da Feltre nel frattempo ritornato in città, fu istituita la Fraglia del Monte i cui membri, che erano tenuti a versare mensilmente un soldo all'Istituto, avrebbero goduto di una speciale indulgenza elargita dal pontefice Alessandro VI.
Con eccezione del periodo relativo alla guerra di Cambrai, il Monte godette sin dall'inizio di grande prosperità economica.
Nel 1530 il governo veneziano cedette all'Istituto un edificio facente parte del complesso della reggia Carrarese, di proprietà della Serenissima: dopo alcuni lavori di ampliamento nacque il palazzo denominato dei Monti nuovi (il palazzo dei Montivecchi, precedente sede dell'Istituto, fu venduto nel 1871).
Nel corso del '600 guerre, carestie, peste e malversazioni intaccarono pericolosamente le casse del Monte.
Nel maggio 1797 Padova venne invasa dall'esercito francese, così le truppe cittadine prelevarono dal Monte centinaia di pegni per un valore di circa 200.000 lire. Dopo il trattato di Campoformio gli austriaci imposero una contribuzione alla città: il Comune, avendo le casse vuote, prelevò 16.000 lire dal Monte. A ciò si aggiunse la carestia del 1800 e il ritorno delle truppe francesi nel 1801, che aumentarono la richiesta di prestiti su pegno da parte della popolazione. All'Istituto non rimase che un piccolo capitale, tanto che sembrava prossimo alla chiusura.
Con i decreti del 1807 il governo napoleonico pose tutte le opere pie alle dipendenze della Congregazione di carità, e il Monte padovano non ne fu esente. Tornati gli austriaci, con risoluzione 9 luglio 1819, il Monte ottenne nuovamente la propria autonomia, tutelata dalla Deputazione provinciale.
Le finanze dell'Istituto si ristabilirono solo nel 1822, quando fu creata la Cassa di Risparmio cittadina, che operava nei locali e alle dipendenze del Monte. Fino al 1871, anno in cui la Cassa divenne autonoma, l'Istituto ebbe come compito esclusivo quello di fornire al Monte i capitali necessari alle sua attività.
Con la riforma statutaria del 1871, spettò al Comune la nomina dell'intero Consiglio di amministrazione del Monte, mentre nel 1902 l'Istituto aprì la propria sezione credito. Essendo molto vicino al fronte, durante la prima guerra mondiale il Monte, con i pegni preziosi, fu trasferito a Firenze e a Bologna.
Conclusa la guerra fece ritorno a Padova, assumendo nel 1922 la gestione dei Monti di Pietà di Monselice e di Piove di Sacco. Con regio decreto 17 agosto 1928 n. 2125 fu incorporato dalla Cassa di Risparmio di Padova, che si assunse l'onere di continuarne l'esercizio.


Fonti:
- Jacopo Moro, Il Monte di Pietà di Padova. 1469-1923, Padova, Società Coop. Tipografica, 1923;
- Vittorino Meneghin, Bernardino da Feltre e i Monti di pietà, Vicenza, LIEF Edizioni, 1974, pp. 263-340;
- ASBI, Banca d'Italia, Vigilanza sulle aziende di credito, pratt., n. 2111, fasc. 1.

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